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Take another little piece of my heart

Vincenzo Bisbiglia

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"Bisogna essere uomini, senza mai perdere la tenerezza"
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Grazie Valerio!!! Sono sincero quando dico che detto da te la cosa mi fa ancora più piacere. Un saluto!!!
Sept. 11
valerio wrote:
ciao Vincenzo, sono Valerio!
Sono finito sul tuo blog non so nemmeno come-visto che in genere non mi piace leggerli- ma il tuo ha qualcosa di fresco e d elegante!
Congratulatio!
 
Sept. 9
Grazie Francy, beso anche a te
June 7
June 7
_FrAnCy_wrote:
Ciao Vince! Ti lascio un salutino...un baciotto!!!
May 23

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August 26

Agosto è il mese più freddo dell'anno


 
August 21

Citazione immotivata... io odio i francesi...

Che epoca triste e bizzarra la nostra! Verso quale oceano scorre questo torrente d' iniquità? Dove andiamo in una notte così profonda? Coloro che vogliono mettere le mani su questo mondo malato si ritraggono in fretta, spaventati dalla corruzione che si agita nelle sue viscere.
Quando Roma si sentì prossima all' agonia, aveva almeno una speranza: essa intravedeva dietro il sudario la croce radiosa, splendente sull' eternità. Questa religione è durata duemila anni ed eccola che s' esaurisce, che non basta più, che viene sbeffeggiata - ecco che le sue chiese cadono e i suoi cimiteri rigurgitano di morti.
E noi che religione avremo?
Essere vecchi come siamo e camminare ancora nel deserto come gli Ebrei che fuggivano dall' Egitto...
Dove sarà la Terra Promessa?
Abbiamo provato tutto e tutto rinneghiamo senza speranza - e poi una strana cupidigia ci ha afferrati nell' anima e nell' umanità; c' è un vuoto in tutti noi. Sentiamo intorno a noi il freddo di un sepolcro.
L' umanità si è messa a far girare le macchine, e, scorgendo l' oro che ne scaturiva, ha esclamato: Ecco Dio! E quel Dio, essa lo divora. Vino prima di morire, perché tutto è finito! Addio! Addio! Ognuno si trascina dove lo spinge il suo istinto; il mondo formicola come gli insetti su un cadavere; i poeti passano senza avere il tempo di scolpire i loro pensieri , a mala pena li buttano giù su qualche foglio e i fogli volano; tutto splende e tutto risuona in questa mascherata, sotto questi reami d' un giorno e questi scettri di cartone; l'oro gira, il vino scorre, la dissolutezza fredda si toglie le vesti esi dimena ...orrore! orrore! E poi su tutto questo cala un velo di cui ciascuno prende la sua parte, per nascondersi più che può.
Derisione! orrore! orrore!


da Memorie di un pazzo di Gustave Flaubert
June 20

Zeman: un grande filosofo del calcio e dello sport

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(Fonte: corrieredellosport.it)

 

Zeman alla Stella Rossa di Belgrado

 

Dov’eravamo rimasti? Lecce 2006, nuvole di fumo ad annebbiare il Na­tale, strappandogli l’allegria dall’anima. 4-3-3, una formula magica, un percorso mistico, un senso d’appartenenza che da Licata a Foggia, dalle due sponde del Tevere a Napoli, persino da Saler­no ad Avellino è riuscito a coinvolgere schiere d’adepti aggrappati al simbolo d’un altro calcio, fascinoso e maledetto,strepitoso e dannato, elet­trizzante e scioccante. Il calcio che va dalla A si­no a Zeman si spinge oltre le diagonali, i tagli e le vertica­lizzazioni, tracima al di là dei discorsi convenzionali, non confonde ma miscela l’etica e l’estetica e rifiuta «le farmacie e le plusvalen­ze» , la speculazione tattica e il disordine applicato. Il cal­cio di Zeman è un groviglio d’emozioni appassionanti trasmesse a pletore di fede­lissimi estasiati da quelle giostre in continue evoluzio­ni, animate ora da Codispoti e ora da Signori, ora da Fish e ora da Totti, e che fondava­no la loro esistenza su una fi­losofia di vita: essere, non avere. La Stel­la Rossa di Belgrado è la nuova frontie­ra per esportar quella scuola di pensiero che ha abbat­tuto gli steccati ed ha aggrega­to a sé un Can­cogni e un Pio­vani, un Anto­nello Venditti e un Antonio Al­banese, mae­stri scrittori ed uomini Oscar, cantautori ed artisti. La tra­sversalità che eleva l’allena­tore al rango di pensatore, sen­za lasciarlo fi­nire in fuori­gioco.

 

Zeman, si sente un po’ emigrante? «Direi di sì. Ma è il mio sta­tus. Solo che quarant’anni fa ho scelto l’Ita­lia, stavolta in­vece in Italia mi è stato fatto chiaramente capire che non potevo allenare».

S’è chiesto perché è rima­sto quasi due anni fermo? «Sì e non ho trovato rispo­ste. Io penso di aver fatto be­ne, anche se c’è chi si affan­na a dire che non ho vinto nulla. Mi chiedo: e quanti hanno vinto? Però allenano in tanti, sino alla C2. Potrei anche aggiungere che al sot­toscritto il sistema non ha permesso di vincere, ma poi va a finire che dite che è il solito Zeman».

Di lei è soddisfatto? «Lo sono per quanto tra­smesso, lo sono per i ricor­renti attestati di stima dei miei giocatori, che mi rin­graziano di quanto loro inse­gnato. Sono gratificazioni che hanno un valore morale enorme. Molto più delle vit­torie negate che m’hanno fatto pensare a tante cose strane. Sono fiero di quanto ottenuto dai giocatori del mio passato».

E’ cambiato qualcosa da Calciopoli in poi? «Dal mio punto di vista, quasi niente. Perché a parte due personaggi usciti di sce­na, si notano sempre le stes­se facce in certi posti».

Come l’ha convinta la Stel­la Rossa di Belgrado? «Con l’entusiasmo, il pro­gramma, il desiderio di cre­scere. Con la storia d’un club che è ricca».

Finisce in un Paese che le piacerà, vista la sua cultura calcistica. «Inevitabilmente. Lì sono nati e cresciuti talenti impa­reggiabili del tennis del pas­sato e del presente, la palla­canestro ha riempito un’epo­ca; e anche la pallanuoto, la pallavolo, il calcio. Un’enci­clopedia dello sport».

Ha qualche rimpianto prima di partire? «I dieci anni che ho perso per colpa del siste­ma».

E un’autocriti­ca da fare? «Credo di aver commesso qual­che errore, ma ho sempre sba­gliato con la mia testa».

La sua miglior squadra? «Servono le proporzioni: il Licata giocava ad occhi chiusi; ma Lazio e Roma hanno diver­tito, eccome».

L’Europeo en­tra nella fase calda. «M’è piaciuta molto l’Olanda, m’è piaciuto molto il Porto­gallo, m’è pia­ciuta molto la Spagna. Orga­nizzazione e ri­cerca del bel gioco. E poi ci sono giovani che hanno futu­ro».

Il suo futuro? «Riuscire a plasmare una squadra che vuol tornare ad essere grande. Ci mettiamo al lavoro subito, tra poco più di una settimana».

Il 4-3-3, dicono in giro, sta finendo in soffitta. «Non mi pare: lo fanno in tanti. Magari lo chiamano di­versamente. Ma io lo vedo».

C’è un nuovo Zeman in gi­ro? «Spero che non ci sia. Spe­ro che ci siano allenatori che abbiano idee proprie e prin­cipi simili ai miei».

Cosa chiederà a se stesso? «Di continuare a realizzare bel gioco, di far crescere la mia Stella Rossa, di ottenere il consenso che la gente per strada non mi ha mai negato, di trasmettere sensazioni positive».

Il calcio è uguale ovun­que? «Quest’Europeo dimostra che anche in piccoli Paesi si possono realizzare grandi ri­sultati».

June 19

Antiborghesi nel secolo XIX - 1^ puntata

"La sua precocità nel vizio era formidabile. A cinque mesi aveva crisi di collera tali da non poter articolare una parola. A sei mesi lo colsi un giorno mentre rosicchiava un mazzo di carte. A sette aveva la costante abitudine di afferrare e baciare le bambine. A otto si rifiutò decisamente di apporre la propria firma all'atto di temperanza. E di mese in mese andò talmente progredendo in malvagità che al compiersi del primo anno non solo presumeva di portare i baffi, ma aveva anche contratto una tendenza a maledire, bestemmiare e scommettere."
 
E. A. Poe in Non bisogna scommettere la testa col diavolo

poe


June 14

Grande compagno Tremonti: ma perché questa cosa non l'abbiamo fatta noi?!?!?

ROMA - Il Consiglio dei ministri approverà mercoledì 18 giugno il piano triennale sull'economia che contiene anche la Robin Hood Tax. Ad annunciarlo è il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a Osaka per la riunione del G8. L'intervento, con cui il Governo vuole colpire gli utili di assicurazioni banche e petrolieri, sarà di due miliardi e farà parte di un piano triennale per il rilancio dell'economia. E sul rischio che la tassa possa essere scaricata sui consumi finali, con un aumento dei prezzi al dettaglio, Tremonti avverte: "Ditegli che ci provino".

"E' una tassa bellissima - ha continuato, ironizzando su una battuta fatta nei mesi scorsi dal suo predecessore Tommaso Padoa-Schioppa - e garantisce un gettito che di fatto non ha fini di tassa. La fiscal suasion ha prodotto effetti positivi sui mutui, esistono meccanismi della dialettica politica che funzionano con questo metodo".

Tremonti ha partecipato al vertice con i suoi omologhi dei Paesi più industrializzati, riuniti in Giappone per analizzare le cause dell'esplosione del prezzo del petrolio. L'Opec, l'organizzazione che riunisce i Paesi esportatori, è accusato soprattutto dagli Usa di essere all'origine dell'aumento vertiginoso dell'oro nero. Una responsabilità respinta al mittente dai produttori, che puntano il dito sugli speculatori, in particolare sul mercato statunitense. Uno scambio di accuse su cui Tremonti commenta sibillino: "la gallina che canta ha fatto l'uovo", forse riferendosi alla posizione degli americani.

Il ministro italiano poi rincara la dose: "in giro per il mondo ci sono più contratti sul petrolio che barili - e commentando il ruolo degli speculatori aggiunge - sopra al barile c'è una bottiglia di champagne Magnum speculativo che è veleno". Un fenomeno globale che finisce per colpire i più deboli. Di qui la proposta di aumentare i depositi a carico degli operatori attivi sui derivati delle materie prime. In questa maniera diventerebbe più costoso accendere nuovi contratti. "L'idea è di aumentare i margini di deposito per ridurre la componente speculativa".

"Questi fattori - conclude Tremonti - provocano impoverimento e rivolte del pane nei Paesi più poveri e proteste in quelli più sviluppati, dove viene messa alla prova la democrazia. L'impoverimento del ceto medio in Europa ha un solo esito e si chiama fascismo".

 

 

 
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